IL RAPPORTO FILOSOFIA - MAGIA
Magus significat sapientem cum virtute agendi (G.BRUNO)
La storia di Valentina
Ontologia
La metafisica è una
scienza filosofica che ricerca le cause ultime e i principi primi dell’essere,
analizza cioè le strutture elementari che stanno alla radice di ogni realtà.
Natura, oggetto e scopo della metafisica. La metafisica come scienza e come
sapienza. La nozione analogica dell’ente. I principi costitutivi dell’ente.
L’ente e l’essere. Le proprietà trascendentali dell’ente. La finitezza
dell’ente. L’atto e la potenza. La partecipazione. I gradi dell’ente. Le
categorie. La sostanza. La persona. La causa. L’idea. La ragion d’essere. La
forma. Il fine. L’azione. La storia. La causa prima. L’effetto della causa
prima: la creazione. L’Essere per sé sussistente.
Dott. Graziano Menghi
La magia si affaccia per la prima volta sul panorama filosofico con il
neoplatonismo ed in particolare con Plotino . Fino ad allora era prevalsa la
concezione aristotelica del sapere per il sapere , ossia del vedere nel sapere
in quanto tale un valore in sè : d'altronde la filosofia era nata in Grecia
proprio con questo scopo , l' indagare la realtà senza però operare su di essa ,
bensì raggiungendo un sapere solido e personale . La filosofia non serve a nulla
e proprio per questo é il più nobile dei saperi diceva lo Stagirita . Ora il
neoplatonismo vede la realtà come livelli legati da complesse relazioni e
comincia a nascere l'idea , presupposto fondamentale della magia , che l' intero
mondo sia un' armonia e che toccando la corda giusta si possano avere risultati
su altre "aree" della realtà ; si pensa l'intera realtà come un insieme di
segreti e di corrispondenze . D'altronde Plotino condivideva la dottrina stoica
del legame di simpatia tra tutte le cose e ciò non può che condurre a porre
l'ulteriore questione dell' efficacia delle operazioni magiche . Per quel che
riguarda gli effetti magici sul corpo Plotino , conformemente del resto alle
credenze diffuse nel suo tempo , pare disposto a riconoscere questa efficacia ;
diversa é la questione dell' anima : solo quella irrazionale , in quanto
collegata in maniera più stretta al corpo , può subire l'influsso della magia .
Ma , d'altra parte , attribuendo un maggior potere all' anima razionale ,
propria dell' uomo , Plotino può individuare in essa lo strumento capace di
reagire alle forze magiche ostili e dissolverle , rendendole del tutto
inefficaci . Tuttavia va ricordato che uno scrittore latino originario dell'
Africa , Apuleio , si era già occupato in qualche modo di magia : nel 158 a
Sabrata , presso Tripoli , egli subisce un processo per magia . Apuleio nega che
gli siano imputabili operazioni magiche , ma , attenzione , non esclude la
possibilità della magia , anche ricordando che in persiano "mago" significa
sacerdos . Nelle sue Metamorfosi le pratiche magiche sono rilevanti nello
sviluppo della vicenda : come Lucio, il protagonista dell' opera trasformato in
asino , Apuleio non era forse insensibile alla curiositas per queste operazioni
. Quella di Apuleio rimane comunque una trattazione embrionale del concetto di
magia , più che altro a livello letterario , ben lungi dall' esposizione
neoplatonica . Ma la magia troverà un terreno di sviluppo fertilissimo nel
Medioevo e , soprattutto , vedrà in Ruggero Bacone un suo strenuo difensore :
egli condivide con il francescano Adam Marsh il senso del pericolo di un avvento
dell' Anticristo , mago capace di approfittare delle discordie che tormentano il
mondo cristiano e servirsi del potere della sapienza per trasformare ogni cosa
in male . L'idea del sapere volto a mutare la realtà é fortissima in Ruggero
Bacone : egli sostiene di aver individuato la "vera magia" , che opera in
conformità alle operazioni della natura e della tecnica e può dare un contributo
alla scienza . Il ricorso ad essa é essenziale per il sapiente nel suo rapporto
con il mondo degli incolti , dei simplices : per diffondere il suo sapere ed
educare il mondo dei semplici il vero sapiente deve assumere la veste esterna
del mago , ricoprire di un velo i principi della scienza e della tecnica e
trasmetterne soltanto i risultati , in modo che anche gli incolti possano usarli
bene sotto la guida dei sapienti e della Chiesa , punto di riferimento
essenziale della filosofia baconiana e medievale . Ma é nel Rinascimento , forse
ancora più che nel medioevo , che prolifica l'arte magica e trova sostenitori
entusiasti in pensatori quali Marsilio Ficino o Pico della Mirandola , il vivace
ingegno dell' Accademia fiorentina , o Giordano Bruno , l' irrequieto nolano
autore di un De magia . L'attenzione generale di cui gode la magia in questo
periodo é da ricercare essenzialmente nello spirito degli umanisti , desiderosi
di esaltare la libertà e la potenza dell' uomo in tutte le sue sfumature e ,
indubbiamente , l' idea di poter operare sulla natura non può che piacere . Ma
se in Ficino la magia e l'astrologia vengono considerate non già manifestazioni
di superstizione , ma tecniche pienamente legittime , rivolte o allo studio
dell' ordine naturale ( l'astrologia ) o alla realizzazione del dominio dell'
uomo sulla natura ( la magia ) , per Pico le cose stanno diversamente : egli
apprezza con estremo entusiasmo le arti magiche , che consentono all' uomo di
dominare la natura imponendosi su di essa , proprio perchè vi scorge una
esaltazione del libero arbitrio umano , ma non può assolutamente accettare l'
astrologia : l' idea che tutto sia prevedibile tramite la consultazione degli
astri é un' evidente limitazione del libero arbitrio umano , che trova invece la
sua massima esaltazione nella magia . Un discorso simile vale per Giordano Bruno
, che arriva perfino a vedere la matematica come un qualcosa assai vicino alla
magia : non a caso il processo che lo porterà a bruciare vivo sul rogo il 17
febbraio 1600 comincia con l' accusa da parte del nobile veneziano che lo
ospitava e pare che egli lo abbia denunciato per dispetto , in quanto Bruno gli
aveva promesso di insegnargli la magia - matematica , ma lui era insoddisfatto
degli insegnamenti . Al di là di questa vicenda personale , é interessante
notare l' interessamento di Bruno per la magia , ossia la capacità di
trasformare la realtà : da un passo di Bruno emerge che cosa egli effettivamente
intendesse per magia ; il passo dice : grande magia sarebbe quella di uno che
fosse in grado di passare dall' unità alla molteplicità e dalla molteplicità
all' unità .La magia é da lui intesa come capacità di cogliere i meccanismi
secondo i quali l' unità si articola nella molteplicità , e la molteplicità é
tutta "ricomposta" nell' unità . In un altro scritto il Nolano dà una
definizione del mago , colui che esercita le arti magiche : magus significat
sapientem cum virtute agendi . La magia , spesso circondata nei secoli
precedenti di un' aura demoniaca , diventa nel Rinascimento la positiva scienza
della trasformazione , segno concreto del dominio dell'uomo sugli elementi .
Possiamo addurre esempi anche in campo letterario : pensiamo al celeberrimo
poema dell' Ariosto , l' Orlando furioso : per tutto il poema aleggia un clima
magico e il personaggio in cui meglio si può ravvisare la presenza del magico é
Astolfo , l' alter ego dell' autore , l' intrepido cavaliere munito di un corno
capace di atterrire i nemici col suo suono assordante , colui che sale sulla
luna in groppa all' ippogrifo per recuperare la ragion perduta di Orlando . Ma
va subito specificato un particolare : Astolfo , pur avvalendosi quasi
esclusivamente di oggetti magici , muove sempre e solo verso fini razionali .
Anche nel poema del Tasso , La Gerusalemme liberata , vi é in qualche misura
presente la magia , sebbene in modo meno radicale e diffuso che nell' Ariosto :
il valoroso Rinaldo viene incaricato , sul finale dell' opera , dal "pio"
Goffredo di "disincantare" il bosco popolato da elfi , nani fate e quant' altro
. Tuttavia é sulla Tempesta di Shakespeare che dobbiamo soffermare la nostra
attenzione : considerata il momento conclusivo , il punto d' arrivo ed in un
certo senso il sigillo della creazione artistica del poeta , la Tempesta , opera
a cavallo tra il '500 e il '600 , ripropone la questione del magico . Nel bel
mezzo dell' Oceano , su un' isola sperduta , dimorano Prospero e sua figlia
Miranda , allontanati dal ducato di Milano per mano del fratello di Prospero ,
invidioso del potere concentrato nelle mani di Prospero stesso . Prospero , che
é l'alter ego dell' autore alla pari di Astolfo per l' Ariosto , si destreggia
con estrema abiltà tra gli oggetti magici e ha perfino come alleato un piccolo
spiritello dell' aria , Ariele : servendosi del proprio mantello magico egli fa
naufragare sull' isola stessa in cui dimora la nave con a bordo il perfido
fratello , il suo equipaggio e l' alleato re di Napoli per poi potersi
riconciliare con lui ; sempre con i suoi poteri magici egli fa in modo che il
bel Ferdinando , figlio del re di Napoli , e sua figlia Miranda si innamorino e
si sposino . L' Astolfo ariostesco e il Prospero shakespeariano , oltre al fatto
di essere alter ego degli autori , presentano evidenti analogie : entrambi sono
personaggi fittizi che danno spazio alla fervida fantasia dei poeti ed entrambi
si servono delle arti magiche esclusivamente per muovere verso fini razionali .
Tuttavia tra i due intercorre un' enorme differenza , talmente grande che ha
portato alcuni a definire la Tempesta come vero e proprio testamento letterario
di Shakespeare : mentre Astolfo tra gli strumenti magici si trova perfettamente
a proprio agio , tanto da sembrare nato apposta per loro , e non si sognerebbe
mai di separarsene , Prospero , al contrario , sul finire dell' opera rinnega la
magia , una scienza che egli non esita a definire "rozza" , preferendo avvalersi
delle sue forze , "poche" , come egli afferma , piuttosto che degli incantesimi
e dei libri magici con i quali chiunque può dominare sugli altri e che ,
soprattutto , se mal usati possono rivelarsi funesti . Ed é proprio il netto
rifiuto della magia che fa della Tempesta il vero testamento spirituale di
Shakespeare e che lo inquadra pienamente nel clima culturale che si stava
respirando nell' Europa e , soprattutto , nell' Inghilterra di inizio '600 .
Infatti il XVII secolo segna il prevalere della matematica e la riscoperta della
ragione , caduta un pò nell' oblìo nel medioevo quando aveva ceduto il passo
alla mistica e alla fede . Certo nel 1600 , così come con qualsiasi altra
scoperta , si finì per entusiasmarsi eccessivamente e in modo un pò ingenuo per
la ragione , tanto da proclamarla onnipotente , senza sottoporla ad un più
critico esame . senza porsi l'interrogativo "quanto può la mia ragione?" . E'
evidente che , paradossalmente , questo acceso entusiasmo acritico per la
ragione finisce per diventare irrazionale proprio perchè non ci si chiede
neanche se essa abbia o meno dei limiti . Sarà poi nel 1700 , con l' avvento
dell' illuminismo , che si sottoporrà la ragione ad un più critico esame ,
sebbene già Locke nel '600 avesse avuto l'intuizione : ecco allora che Kant
istituirà un vero e proprio tribunale della ragione , dove la ragione é allo
stesso tempo imputato e giudice : imputato nel senso che si indaga su quali
siano i suoi limiti e il suo campo di applicabilità , giudice nel senso che é
proprio lei che indaga e giudica se stessa ! Certo questa smisurata fiducia
nella ragione umana , che sarà tipica di pensatori quali Cartesio , Spinoza e
Hobbes , é ben lungi dall' investire il pensiero di Shakespeare , tuttavia egli
ne risente quando avverte l'incompatibilità e la rozzezza della magia , un' arte
che esula totalmente dal rigore della ragione umana . Non si può poi fare a meno
di citare uno dei più acerrimi nemici della magia , un contemporaneo e
compatriota di Shakespeare , Francesco Bacone ( da non confondere con il
medievale Ruggero ) . Francesco Bacone , volendo rifondare il fatiscente
edificio del sapere in modo razionale ed efficace , si ripropone di buttar giù
l'antica costruzione che poggiava su fondamenta mistiche e magiche per
riedificare il tutto su basi razionali e stabili , che segnano il passaggio di
secolo (dal '500 al '600 ) . Ed egli ravvisa nella magia qualcosa di arazionale
e incompatibile con il nuovo secolo , caratterizzato dall' imperare della
ragione umana : ecco allora che occorre assolutamente staccarsi dalla magia ,
che si era pienamente affermata nel medioevo e ancora di più nel Rinascimento .
Francesco Bacone accetta l'idea tipica della magia del sapere per potere , il
sapere volto ad avere risvolti sulla realtà ed é altresì convinto che il sapere
per sapere di stampo aristotelico non serva a nulla , tuttavia non può accettare
che questo sapere sia estraneo alla ragione e sia riservato ad una stretta
cerchia elitaria : il mago , lo stregone e così via . Il sapere deve essere un
bene comune , dice Francesco Bacone , perchè comune a tutti gli uomini é la
ragione , di cui tutti disponiamo nella stessa misura : se qualcuno fa più
strada di altri é solo perchè la conduce con un metodo migliore ; é l'idea
tipica del 1600 . Ecco allora che con Francesco Bacone il sapere diventa un bene
comune a tutti gli uomini e i progressi non vengono effettuati da singoli dotati
di eccezionali capacità , bensì sono frutto di un sistematico lavoro di gruppo .
Il sapere non deve essere trasmesso in modo oscuro , come facevano i maghi ,
riprendendo una tendenza di matrice eraclitea , bensì deve essere comprensibile
per tutti e va quindi espresso nella lingua nazionale . Con Francesco Bacone
assistiamo ad un evento importantissimo : il passaggio da magia a scienza , dove
a lavorare per produrre non é più il singolo , ma l' equipe . Rimane comunque
fortemente radicata l'idea del sapere per potere , che poi caratterizzerà la
rivoluzione industriale , della quale Francesco Bacone é considerato precursore
teorico . E l'idea secondo la quale la magia sarebbe un sapere rozzo e primitivo
é coglibile nella Tempesta di Shakespeare che , per molti versi , può essere
vista come emblema del passaggio di secolo : nel momento in cui Prospero rinnega
le arti magiche e si separa dai suoi strumenti e dai suoi sortilegi può essere
visto in chiave simbolica il passaggio da 1500 a 1600 . D'altronde vi fu anche
chi sostenne che Francesco Bacone e Shakespeare fossero la stessa persona ,
ipotesi poco accreditata dalla veridicità storica e più che altro consolidata
dalla tradizione leggendaria . La critica baconiana alla magia trova la sua
massima espressione nella Nuova Atlantide , rimasta incompiuta : Francesco
Bacone e i suoi compagni di viaggio naufragano e approdano per caso sull' isola
di Bensalem , al cui governo vi sono gli scienziati , e non i filosofi , che
erano stati da Platone posti al vertice della sua società utopica . Si tratta di
una vera e propria tecnocrazia , dove , tuttavia rimangono degli elementi magici
e misteriosi , che Bacone lo sapesse o no : d'altronde egli risente molto della
tradizione magica anche nel linguaggio di cui si serve : nella sua lotta contro
i pregiudizi ( idola ) , parlerà di idola tribus e di idola specus , termini
molto prossimi al linguaggio magico .
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